Manifesto della Nuova Economia (Parte 2)

L’avvento della Nuova Economia è un’opportunità utile a dare piena realizzazione ai diritti umani e ad accrescere la Felicità delle generazioni presenti e future; l’avvento della Nuova Economia è, nell’attuale contesto storico dell’economia mondiale, necessario per superare i due profondi contrasti che caratterizzano la Società odierna, il contrasto fra il sistema economico e la democrazia politica ed il contrasto fra sistema economico e l’ecosistema terrestre.
Gli ultimi anni hanno visto un progressivo esaurimento e decadenza delle istituzioni democratiche, decadenza segnalata dai bassi indici di fiducia riposti nell’operato dei governi da parte dell’Opinione Pubblica.
La ragione di tale decadenza risiede essenzialmente nell’enorme concentrazione del potere economico realizzatasi nell’ultimo secolo, attraverso i processi di accumulazione del capitale, il gigantismo industriale e la finanziarizzazione dell’economia.
Il condizionamento esercitato dal potere economico su quello politico è talmente forte che in alcuni Paesi si registra una vera e propria crisi della Democrazia rappresentativa, crisi che potrebbe portare ad una scomparsa di quest’ultima. Segni evidenti di questa crisi sono ad esempio:
- l’appiattimento dei programmi politici dei partiti di massa, che hanno perso ormai qualsiasi volontà di riforma radicale del sistema economico;
- la progressiva perdita di sovranità degli Stati nazionali, sempre più condizionati nel loro operato dalle organizzazioni internazionali, a loro volta fortemente condizionate dagli interessi delle imprese multinazionali;
- l’utilizzo del potere politico a scopo di arricchimento personale; laddove aumentano le risorse e la concentrazione di potere economico si registra il classico intreccio politica-affari, il business trae profitto dalla politica e viceversa;
- L’aumento esorbitante dei costi dell’attività politica che taglia fuori la stragrande maggioranza dei cittadini dalla possibilità di intraprendere un’azione politica per un puro fine di servizio e lascia invece emergere quelli che sono gli “imprenditori” della politica.
Una vera Democrazia non può prescindere da un’equa distribuzione delle risorse e da un rafforzamento dell’autonomia economica dei cittadini. La Democrazia rappresentativa odierna non a caso si sviluppò in un ambiente particolarmente egualitario come quello della Società statunitense di fine Settecento, in cui la proprietà agraria era diffusa e distribuita in maniera sufficientemente equa. Quando invece un sistema tende a ridurre gli spazi di autonomia economica del singolo attraverso la concentrazione del potere economico si creano le basi per la decadenza della Democrazia.
Vi è poi un’altra questione fondamentale, ovvero: come può essere la nostra una vera Democrazia nel momento in cui negli ambienti di lavoro questa democrazia viene negata e gli uffici pubblici e privati sono organizzati come caserme? Come può il cittadino avere una doppia personalità: servo scrupoloso quando lavora e libero pensatore quando torna a casa? Non crediamo proprio che i Padri Fondatori della Democrazia Americana avessero in mente uno scenario del genere quando elaborarono la prima Costituzione democratica della storia.
Inoltre come può una democrazia funzionare nel momento in cui il cittadino non ha a disposizione le risorse per sopravvivere ma deve porsi al servizio di qualcun altro? Può essere questo cittadino considerato politicamente libero? Non è questa posizione di oggettiva ricattabilità una minaccia al nostro sistema democratico? Che poi a ricattare sia un imprenditore privato o il politico di turno non cambia niente nella sostanza.
Ecco quindi che i vari elementi sopra discussi della Nuova Economia interagiscono proprio per ridare credibilità e fondamento alle istituzioni democratiche, infatti:
- la fine del rapporto di lavoro dipendente comporta un significativo completamento ed estensione del processo democratico, rafforzando la coscienza democratica dei cittadini, sottraendo quest’ultimi al ricatto del capitalista (privato o di Stato), aumentando la partecipazione ed il coinvolgimento. Come può il cittadino partecipare meglio in maniera democratica se non nell’ambito del posto di lavoro? Come può dare meglio il proprio contributo di idee ed esperienze se non in questo ambito?
- Il libero mercato rappresenta la condizione essenziale per evitare quelle posizioni monopolistiche e di rendita che sono sempre una grave minaccia per la Democrazia, un sistema politico democratico è scarsamente compatibile con l’assenza di una libera concorrenza.
- La progressiva scomparsa dello Stato imprenditore e Stato fornitore di servizi è anch’essa fondamentale, spesso difatti questo intervento tende a creare alterazioni del processo di libera concorrenza e si presta alla creazione di posizioni di rendita, portando al pericolosissimo intreccio politica-affari. Inoltre tale riduzione dell’intervento statale comporterebbe un miglioramento dell’autonomia economica dei cittadini, che si sostanzia in maggiore libertà, potere contrattuale e possibilità di scelta.
- La redistribuzione della ricchezza attraverso l’istituzione del “Capitale di Base” da una parte permetterebbe lo sviluppo di una ricchezza diffusa, presupposto per un buon funzionamento delle istituzioni democratiche; dall’altra sarebbe funzionale allo sviluppo dell’iniziativa privata nonché allo sviluppo della IGL. Una delle forme storicamente sviluppatesi di IGL (la Cooperativa di Lavoro) ha sempre sofferto di una limitazione nello sviluppo a causa della cronica scarsità di capitali investiti nella stessa. Infatti nell’attuale sistema economico il credito per gli investimenti non viene fornito se non in presenza di adeguate garanzie patrimoniali, garanzie che le cooperative di lavoratori non sono in grado spesso di fornire. In presenza di un “Capitale di Base” si creerebbero le condizioni per dare ad ogni potenziale lavoratore adeguate risorse finanziarie per supportare la creazione di una IGL, infatti è nella fase iniziale che sono necessarie adeguate garanzie patrimoniali . Inoltre l’introduzione di questa forma di impresa permetterebbe di ridistribuire parte dei profitti d’impresa ( i cosiddetti extra-profitti) in capo ai lavoratori, (l’altra parte verrebbe pagata come interesse sui capitali presi in prestito tramite le Cooperative di Capitale), ottenendo una distribuzione dei redditi senz’altro più equa.
- L’introduzione delle Cooperative di Capitale ha lo scopo da una parte di introdurre un veicolo di finanziamento della la IGL che sia in linea con gli scopi mutualistici e solidaristici dell’impresa gestita dai lavoratori, dall’altra di migliorare la distribuzione dei redditi ponendo termine allo sfruttamento del piccolo risparmio che avviene quotidianamente ad opera dei potentati bancari e finanziari. Un ruolo essenziale giocano poi le Cooperative di Capitale nel promuovere, in maniera decentrata: 1) la soddisfacente allocazione delle risorse finanziarie, 2) l’ assistenza tecnico-finanziaria nella nascita e nella ristrutturazione delle IGL 3) il raggiungimento degli obiettivi di piena occupazione del lavoro.
- L’attuale processo di crescita dell’economia mondiale non è certamente sostenibile da un punto di vista ambientale, pertanto ci dovremo adattare nel tempo ad una economia in stato stazionario che consuma in ogni periodo meno risorse di quelle riproducibili ad opera dell’ecosistema. Ebbene fra i tre tipi di impresa (capitalistica, a proprietà collettiva, IGL) è quest’ultimo quello che sembra più adatto ad un’economia stazionaria, sia per lo scarso orientamento della IGL verso la crescita fine a sé stessa, sia per la minore disponibilità di capitali, sia infine per la maggiore tendenza della IGL a migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse naturali a differenza delle altre due imprese. La IGL in sintesi rappresenta l’antidoto alla smania di espansione tipica dell’impresa capitalistica e socialista che si traduce in un progressivo spreco di risorse posto in atto nel miraggio di una crescita infinita ( fra i sostenitori di questa tesi ricordiamo Douglas E. Booth).
- Nell’ IGL riteniamo che gli obiettivi economico/politici che costituiscono l’imperativo dell’impresa capitalista o dell’impresa collettiva cedano il posto ad obiettivi locali legati al benessere dei lavoratori ed in generale dei cittadini. E’ molto probabile che nella funzione obiettivo di questa impresa ci sia non solo il valore aggiunto pro-capite, ma anche l’inquinamento, la sicurezza del lavoro, l’istruzione, il livello culturale ed in generale il benessere della comunità locale in cui è posizionata l’impresa. E’ chiaro che quindi la pressione da parte del “Big Business” sulle Autorità politiche si affievolirà, se non scomparirà del tutto, visto che, in base ad una analisi economica, le dimensioni delle IGL saranno nettamente inferiori alle attuali. Obiettivi maggiormente qualitativi guideranno probabilmente la politica economica, che avrà comunque un orientamento di lungo periodo, come sopra chiarito.
Nella prossima parte continuerà l’analisi di come la Nuova Economia promuova un sistema economico maggiormente ecocompatibile.
Articolo scritto da: Claudio Zimarino
Pubblicazione: 31/07/08 - 15:28
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