Energie Verdi, No Grazie!

Notevoli sono i rischi derivanti dalla informazione distorta riguardante le cosiddette fonti di energia alternative, spesso sbandierate come soluzione alla crisi petrolifera in corso. Non meno pericolosi sono i rischi che determinate politiche di promozione di queste energie possono avere sull’ambiente. Le cosiddette “energie verdi” possono rivelarsi infatti un vero e proprio boomerang per i governi che un po’ dappertutto le stanno foraggiando attraverso cospicui sussidi.
Un esempio illuminante è costituito dalla produzione di etanolo attraverso le colture di mais.
Un articolo dello studioso David Pimentel (apparso sulla Rivista “Natural Resources Research” del Giugno 2003) analizza in maniera attenta non solo i costi unitari per la produzione di etanolo ma soprattutto il fabbisogno energetico (misurato in BTU) necessario a produrre l’etanolo a partire dal mais. In sommi capi si possono così sintetizzare le conclusioni dell’interessante studio:
- in primo luogo risulta che l’input energetico principale per la produzione del mais è costituito dai concimi azotati (32% del totale), seguito dall’energia incorporata nei macchinari agricoli, il contributo energetico della manodopera è invece ridottissimo (circa il 3% del totale); ciò conferma ancora una volta il processo di avanzata “industrializzazione dell’agricoltura”, nonché l’enorme peso che l’energia derivante dai combustibili fossili ha sulla produzione del mais; anche a livello di costi la manodopera diretta incide solo per il 10%.
- Emerge l’elevata incidenza dei costi ambientali derivanti dalla produzione di mais, visto che quest’ultima appare una delle colture che comportano la maggior erosione del suolo, il maggior utilizzo di concimi chimici e dei diserbanti; una coltura quindi largamente dipendente dall’industria oltre che dai combustibili fossili e che rappresenta una fonte notevole di profitti per l’industria meccanica e chimica.
- L’energia derivabile dall’etanolo (il cui potere calorifico è circa il 66% di quello della benzina) rappresenta il 29% in meno dell’energia necessaria a produrre l’etanolo;
- l’energia necessaria alla produzione del mais rappresenta circa il 40% di quella totale necessaria alla produzione di etanolo, pertanto è il processo produttivo (fermentazione + distillazione + trasporto) ad assorbire la maggior parte dell’energia necessaria;
- i costi unitari dell’etanolo sono più del doppio di quelli della benzina, pertanto l’etanolo deve essere necessariamente sussidiato dalle tasche dei cittadini;
- L’impatto ambientale di questo “combustibile verde” è, alla luce dei costi e dei fabbisogni energetici, estremamente elevato, difatti all’impatto ambientale della produzione di mais si uniscono le emissioni relative al processo produttivo di distillazione, particolarmente pesante risulta la contaminazione delle acque con gli scarti organici del processo;
- Come per altri fonti di energia l’ipotesi di sostituire anche una frazione della benzina con il biocombustibile comporterebbe un insostenibile sfruttamento di risorse, infatti rimpiazzare solo un terzo della benzina con l’etanolo negli USA assorbirebbe 0,6 ettari procapite, vale a dire più della superficie coltivata a mais attualmente.
- L’impatto devastante sui prezzi del mais e quindi di conseguenza sugli altri prodotti agricoli derivanti dalla concorrenza fra mais ad uso alimentare e mais come materia prima per il combustibile rappresenta una minaccia per quei 3 miliardi di persone che nel mondo sono malnutrite e la forte crescita dei prezzi del mais negli ultimi mesi conferma questa tesi.
Ma certamente il dato più allarmante è che nessun sussidio può coprire il dato di fatto costituito dal deficit fra energia utile prodotta ed energia impiegata per produrre a sua volta quell’energia utile. Un aumento dell’utilizzo dell’etanolo comporterà un aumento del fabbisogno di combustibili fossili o un aumento dell’utilizzo di altre fonti energetiche e non paradossalmente una riduzione.
Articolo scritto da: Claudio Zimarino
Pubblicazione: 02/07/08 - 18:11
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